La famiglia Charrère. Alle spalle il vigneto…

Forse conviene partire dalle figlie, Elena ed Eleonora classe 1977 e 1980, che, oltre ad essere raggianti come la madre Imelda, avevano il compito in Azienda di procurare coccinelle: sì, coccinelle! Venivano cercate e prelevate nei prati di montagna, nei dintorni di Ozein a mezz’ora da Aymavilles, inserite nei piccoli astucci di cartone e trasportate con cura in giornata per essere liberate in vigna ove avrebbero compiuto la loro opera divorando gli acari nocivi: alle bambine, divertite da molto più che un gioco, non restava che fermarsi a guardare. No, non è una fiaba, è stata una semplice scelta, fatta dalla famiglia Charrère che ha, sempre, in tutta la sua storia, badato alle cose concrete.

Fu il trisnonno Bernardin Charrère, proveniente dall’attuale Alta Savoia ad immigrare in Aymavilles intorno al 1750. Lì Costruì l’immobile ancor oggi esistente con cantine e frantoio per le noci. Il bisnonno Etienne continuò l’attività inserendo anche  la produzione di sidro secondo necessità della moda e dell’economia del tempo mediante l’aggiunta di un ulteriore macina. Il nonno Louis costruì poi un mulino per macinare frumento, segale ed orzo perché ancora una volta così voleva il mercato e chi è lungimirante sa riconoscere i segni e s’adegua. Antoine, padre di Costantino, che gli successe, continuò l’attività fino al 1955 quando cominciarono ad arrivare da fuori valle oli d’oliva e macinati. Fu allora nuovamente necessario riconvertirsi e la linea scelta questa volta fu quella dei vini pregiati. Ancora una volta si pose l’attenzione al pubblico e per meglio distinguersi si cominciò un’opera di personalizzazione, a livello colturale (crus vinificati separatamente), a livello commerciale (indicazione locazioni geografiche di ciascun vigneto), e a livello storico (fedeltà ai vitigni autoctoni che avrebbero fatto grande la Valle d’Aosta come il petit rouge, il fumin, il prié rouge, il tinturier).

 

Costantino, atletico professore di ginnastica, come la moglie peraltro, e maestro di sci, ha continuato l’opera del papà Antoine e della mamma Ida, dedicandosi con passione alla viticoltura. Dapprima selezionando vitigni che altrimenti si sarebbero persi nelle montagne valdostane: la Premetta (Prié Rouge), rarissimo vitigno in via di estinzione, le cui uve sono ora vinificate in purezza secondo un protocollo innovativo in spumante metodo classico, il Fumin, altro ceppo "autoctono", salvato dall’estinzione e vinificato con dei risultati eclatanti, tanto da meritarsi già nel 1999 l’attenzione della critica Nazionale con “Il sole di Luigi Veronelli".

Successivamente, lasciato l’insegnamento, Costantino è spinto dal desiderio di dedicarsi completamente alla sua passione per il vino e realizzando quella che è ora Les Cretes sempre in Aymavilles, impiantando anche nuovi vigneti negli altri comuni della Valle d’Aosta.

Oggi La Les Cretes, di proprietà della Famiglia Charrère, gestisce 25 ha di vigneto distribuiti in sei comuni valdostani. Con la sua produzione di 230.000 bottiglie è l’azienda privata più grande operativa sul territorio regionale.

La filosofia della Les Cretes continua comunque ad essere sempre la stessa: valorizzare il “terroir”, con fedeltà e rispetto delle tradizioni. Non si nega però  lo sguardo a quel futuro di innovazione che permette  di esprimere a pieno le potenzialità del territorio vitivinicolo valdostano, di montagna, unico e irripetibile.

 

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